Ascolto attivo

L’ascolto attivo è nello studio dello psicologo il prestare attenzione, l’osservare attivamente, ovvero quell’insieme di tecniche e strumenti che il professionista competente mette in atto ed utilizza per rendere più agevole e funzionale a se stesso ed alla persona che richiede aiuto il processo di comunicazione.

Fondamentale, per una buona pratica dell’ascolto attivo, è comprendere che le persone comunicano anche quando non sanno di farlo, quindi anche il non guardare negli occhi l’interlocutore, la mimica facciale, il gesticolare e quant’altro rientra nel cosiddetto “linguaggio non verbale”, è materiale di grande interesse per il tecnico competente che ha modo di intuire e di interpretare gli stati della relazione nel loro succedersi, nel loro alternarsi.

L’ASCOLTO ATTIVO NON E’ SOLO ASCOLTARE

Di fondamentale importanza è la capacità del tecnico competente di controllare i contenuti, i segnali che a sua volta invia alla persona che richiede aiuto; segnali che possono essere corporei, quindi movimenti più o meno pronunciati, ma anche verbali. Quando lo psicologo interrompe la produzione (il parlare) della persona che richiede aiuto, lo fa per meglio indirizzare proprio il flusso di pensieri di questa, per impedire che rimanga impantanata in un susseguirsi di idee a cascata che renderebbero difficile mantenere la linea di ragionamento impostata. Altre volte l’interruzione prevede domande mirate a concentrarsi su uno specifico aspetto della produzione che si ritiene più importante da trattare in quel momento.

In sintesi una buona pratica di ascolto attivo deve prevedere MANIFESTAZIONE DI INTERESSE da parte del tecnico competente, cioè la capacità di far chiaramente intendere che si è ascoltati, quindi partecipare con lo sguardo, con i gesti, della produzione della persona che richiede aiuto; interrompere la produzione SOLO PER SOSTENERE E MIGLIORARE IL PROCESSO DI COMUNICAZIONE, cioè porre domande mirate e grandissima attenzione a non causare la perdita o non perdere (!) il “filo del discorso”; SOSTENERE IL RAGIONAMENTO della persona che richiede aiuto, NON FORMULANDO NUOVE ESPRESSIONI SECONDO LA VISIONE E PREPARAZIONE TECNICA, cosa che potrebbe portare ad una affermazione da parte della persona che richiede aiuto di idee e valori che non appartengono a lei ma allo psicologo stesso(!), ma tramite parafrasi del tipo “Se ho ben capito cosa vuole dire, allora…”.

Appare quindi chiaro come l’ASCOLTO da parte dello psicologo sia un vero e proprio strumento, non solo una naturale funzione come l’udito, che deve essere messo in opera con competenza e grande attenzione, al fine di non causare un effetto inverso a quello ricercato, cioè la caduta dell’attenzione, di tutto l’impianto della comunicazione e peggio ancora, il non sentirsi accolto ed ascoltato da parte di chi richiede aiuto, che quindi facilmente rinuncerà al percorso intrapreso, alla possibilità di risoluzione ottimale del bisogno, così come potrà sviluppare sfiducia verso la categoria dei tecnici della psiche in generale.

UNA INADEGUATA UTILIZZAZIONE DELLE TECNICHE DI ASCOLTO ATTIVO DA PARTE DEL TECNICO COMPETENTE PUÒ DETERMINARE UN DANNO SIGNIFICATIVO ALLA PERSONA CHE RICHIEDE AIUTO, COSÌ COME UN DANNO DI IMMAGINE ALLE SCIENZE DELLA MENTE IN GENERALE.